Inizia al Pedrocchi il 2019 padovano delle Visite animate di TeatrOrtaet

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Teatrortaet inaugura il nuovo anno di visite animate al Caffè Pedrocchi con “L’isola felice di Antonio Pedrocchi” che sarà messa in scena nello storico stabilimento padovano “senza porte” domenica 27 gennaio alle ore 16.
Le visite animate al Pedrocchi proseguiranno poi, in occasione dell’anniversario dei moti studenteschi e popolari dell’8 febbraio, venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 febbraio 2019, sempre alle ore 16, con la visita animata risorgimentale “È successo un 48”.
Nell’antica Grecia – scriveva giusto 150 anni fa Pietro Selvatico nella sua “Guida di Padova” – erano l’agorà e il teatro i luoghi in cui si collegavano insieme gli elementi morali e materiali di un paese. Poi venne il foro, nella Roma repubblicana, e l’anfiteatro in quella servile dei Cesari; nel medioevo era la cattedrale, nel Cinquecento le regge spenderecce dei principi: “ai giorni nostri – conclude l’estroso storico dell’arte – invece, e specialmente in Italia, il caffé. Dobbiamo gloriarcene o coprirci il volto per la vergogna? Senza entrare in una risposta che potrebbe non essere tutta a elogio dell’età presente, dirò solo che questo Caffé merita, per ogni titolo, la fama che gode, vale a dire del più bello e comodo della nostra penisola”.
Il Pedrocchi, costruito tra il 1826 e il 1842, quando viene inaugurato il piano nobile con il quarto congresso degli scienziati italiani, venne quindi riconosciuto da subito come “un’isola felice”, un triangolo elegante e funzionale in cui accentrare la vita sociale cittadina, quella degli studenti del vicino Bo e quella della borghesia degli affari, dei viaggiatori e degli intellettuali.
Alessandra Brocadello e Carlo Bertinelli guidano alla scoperta del piano nobile dello stabilimento Pedrocchi dipanando il filo del racconto e dell’aneddoto dentro a quella meravigliosa “macchina del tempo” che si rivela essere lo storico Caffè padovano.
Dai leoni della piazzetta, che anticipano il gusto per l’esotismo egizio importato dal padovano Giovanni Belzoni (di cui la città ricorda nel 2019 il bicentenario del suo ritorno in patria) si sale dall’imponente scalone d’onore con il vestibolo absidato, per poi attraversare le varie sale cambiando stile, epoca, atmosfera. Un programma già esplicato nel nome delle varie sale che tracciano il percorso della civiltà occidentale: etrusca, greca, romana, rinascimentale, ercolana, napoleonica (o Rossini), egizia, moresca, con l’aggiunta dello stanzino barocco e della sala medievale nel Pedrocchino. Una lettura niente affatto scontata se si pensa solo al rilievo dato alla rivoluzione napoleonica quando l’astro dell’imperatore francese era già tramontato da alcuni decenni.
La visita ricostruisce con versi di poeti ottocenteschi e articoli di giornale, incontri e scontri, successi e gelosie, le origini del Caffè uscito dalla tenacia di un sagace e laborioso imprenditore e dalla fantasia di un architetto e dei tanti artisti che vi hanno operato.